L’autore e artista Jacopo Ettorre in arte Jacopo Et in una lunga intervista ci ha raccontato un po’ di se: la sua carriera e i suoi progetti futuri.

Per chi non lo conoscesse Jacopo Ettorre è un autore di hit ma anche un neo cantante:

“Sono nato a Forlì, vivo a Bologna da sempre, mi chiamo Jacopo Ettorre in arte Jacopo Et, ho 28 anni: sono appunto del ’90. Faccio musica: da una parte faccio l’autore, dall’altra parte faccio l’artista. Sono un laureato in Giurisprudenza: ho abbandonato tutto il mondo degli studi, delle scrivanie e delle carte ormai due anni fa per fare musica a tempo pieno”.

“La mia parte artistica è l’antitesi di me professionista del settore musicale”.

Parlando del lato autoriale: hai qualche grande autore del passato o odierno a cui ti ispiri per i tuoi lavori?

“Ti dico la verità: rispetto tutti ma non sono un fan dell’esser fan: non mi riesce naturale l’affezionarmi in maniera fanatica al lavoro di altri. Mi piacciono tante cose: ho avuto il periodo del trip totale per la scuola bolognese poi c’è stato il trip  totale per la musica elettronica. Diciamo che una cosa che mi è piaciuta molto per il lato autoriale è un libro che credo dovrebbero leggere tutti gli autori. È un libro commerciale che si chiama  The Song Machine: How to Make a Hit di John Seabrook ed è un libro che sostanzialmente riassume la storia delle più grandi hit dagli inizi del ’90 ad oggi: parte dagli Ace of Base con All that she wants fino ad arrivare a Katy Perry ecc”.

“Questo libro è una figata: mi è piaciuto tantissimo perché credo sia una sorta di bibbia degli autori. Gli autori dentro il libro sono esattamente come li percepisco io: sono persone che fanno le canzoni seguendo delle regole, facendosi delle domande, ragionando molto e non sono dei cantautori prestati al mondo degli autori. Questa è gente che se mette una parola o una nota in un posto è perché ci crede tantissimo al contrario di quelle persone, anche bravissime, che però danno la sensazioni di “Va beh ti è andata male come artista, però le canzoni tutto sommato le sai scrivere, quindi ripieghi sul lato autoriale”.

“In generale sono un fan degli svedesi, dei danesi e degli americani cioè quella roba del fare l’autore in maniera tecnica, mi interessa tantissimo”.

Per quanto riguarda la tua carriera da cantante, che è iniziata da poco: hai pubblicato due singoli. L’11 maggio hai pubblicato Fulmini e il 13 luglio hai pubblicato Fuori: due mesi di distanza l’uno dall’altro e già ti stanno regalando molte soddisfazioni. Infatti Fuori è attualmente alla nona posizione della playlist di Spotify Viral 50 – Italia cosa pensi di questo successo?

“Penso sia una figata! Sono molto contento di questa cosa soprattutto perché è tutto prodotto da solo: non c’è dietro la major o il distributore gigante. Molte persone appena fai risultati ti dicono: “Ah ma tu hai conoscenze” ma in realtà non è così. Questa roba l’abbiamo voluta fare perché io ho un passato di un certo tipo, sono cresciuto in un certo modo, in certi posti. Mentre nell’attività autoriale bisogna mettere molto cervello, molta creatività non bisogna raccontare se stessi perché un autore è, tra virgolette, al servizio di un progetto artistico”.

“Invece quando faccio l’artista io voglio solo ed esclusivamente raccontare quello che vedo io, come lo penso io: la provincia che ho visto e vissuto io, le persone che ho visto io, le serate che ho passato io, bravate e cose vere che ho vissuto io in prima persona. Tutte queste cose le avevo represse causa scelte di vita prese ma ora le volevo raccontare e ho trovato terreno fertile insieme a un po’ di persone: Smany Atif e Manuela Colli che seguono questo progetto con me, Francesco Ferrari che è il mio produttore e Patrizio Simonini che fa i mix. Loro hanno creduto in questo progetto, gli è piaciuta la storia da raccontare e quindi abbiamo imbastito velocemente un progetto che in realtà è indipendente”.

“Lunedi alle 12:00 uscirà il videoclip di Fuori”

Questa mia attività da artista è l’antitesi della mia attività da autore nel senso che credo siano due lavori molto diversi tra di loro e non mi piace assolutamente confonderli. Non mi piace avere una canzone e chiedermi fino all’ultimo se la devo cantare io o meno. Se devo cantare una canzone deve avere un tratto totalmente mio. Per esempio Fuori penso che non la possa cantare nessuno, perché nessun artista del panorama pop italiano con cui lavoro dice in un ritornello: “Ti mando i fiori ma digli a quel ragazzo che lo aspetto fuori”.

“Questo tratto distintivo mi viene abbastanza spontaneo perché racconto cose che ho fatto e visto: è una scrittura molto meno tecnica, diretta e più di getto in cui mi ci riconosco tanto. Per questo sono molto contento di portare avanti anche questa cosa perché senza farla mi sentirei un po’ castrato”.

Jacopo Ettorre per chi non avesse sentito i tuoi due pezzi: come definiresti Fulmini e Fuori?

Jacopo Ettorre: Fulmini
Jacopo Ettorre: Fuori

“Tra i due brani c’è sempre il filo conduttore che è il racconto del lato oscuro della provincia, come lo chiamo io: le storie avvengono sempre all’interno di un paesaggio abbastanza scuro in cui ci sono dei personaggi totalmente non politically correct. Io sono totalmente annoiato e schifato da tutta questa correttezza politica che mi sembra proprio una maschera per poi accoltellarti sui reni appena ti giri. Io uso dei personaggi onesti, per esempio come citato in Fuori, se io devo aspettarti fuori perché mi sta sulle scatole che tu ti fai la mia ragazza, non mi faccio problemi a farlo. Fulmini invece è la storia di una prostituta. Io mi ricordo benissimo la statale di Sibari dove ci sono molte prostitute e io mi sono immaginato come possa essere stare li alle quattro di notte”.

Sono tutte storie che non partono dall’era degli smartphone, dei trend, dell’hype ma da delle domande che mi pongo”.

“In Fulmini la domanda è: “Cosa vuol dire stare su una statale di quel tipo alle quattro di notte?”.

“In Fuori la domanda è: “Ma se sai che un tizio che ti conosce si fa la tua ragazza, ma veramente discutiamo sul fatto che non lo si deve aspettare fuori perché è sbagliato?”.

Sullo sfondo di entrambi i brani ci sono richiami vari a musica che mi ha fatto crescere. In Fuori c’è un po’ di citazionismo di Fatti Mandare dalla Mamma e degli 883. Il mio unico mito musicale, per cui impazzisco sono proprio gli 883 perché la prima canzone  che ho cantante ad un festival di canto quando avevo 6 anni in Calabria dai miei nonni era Come mai. Ho anche vinto il festival con quell’esibizione se non ricordo male”.

“Il primo disco che mi hanno comprato era 883 remix del 1994”.

“A volte ricordo le esperienze passate, ci penso e magari le modifico anche e le trasformo in come avrei voluto che fosse e come a volte non è stato”.

Parlando degli artisti con cui Jacopo Ettorre ha collaborato:

“Io ho lavorato come autore per Giusy Ferrari, con Annalisa e recentemente con il rapper Shade. La cosa interessante è proprio il confrontarsi con mondi che non sono vicini al mio. Con Annalisa ho lavorato come autore di testo e mi applico seguendo un po’ quel libro che ti dicevo prima. Mentre Shade è un rapper quindi ha una struttura diversa. Con Vito ci siamo trovati molto bene, ho dato una mano sulle parti melodiche”.

“Ti ho detto questi tre nomi che per me rappresentano una sorta di percorso: passare da Annalisa a Shade è una cosa che ti fa dire “Sono un autore” e non un cantautore che aveva 4-5 canzoni in cantina e le ha date a qualcuno”.

Jacopo Et come artista è un progetto che è appena iniziato e sul quale stiamo lavorando: l’idea ovviamente è quella di fare un disco. Quindi ci saranno altre release e altre cose dove il filo conduttore sarà sempre quello del lato oscuro della provincia. L’idea sarebbe quella anche di fare dei video collegati tra di loro, che finiscono con il fatidico “Continua…” che ovviamente apre a determinati scenari. Con questa attività mi trovo molto bene perché mi è abbastanza nuova rispetto a quella di autore che ormai faccio da un paio di anni a tempo pieno”.

“Questa cosa come tutte le novità ti dà una botta di vita totale”.

“Dall’altra parte invece ci sono altri dischi come autore su cui sto lavorando molto interessanti”.

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Veronica Serafini

Giornalista classe 1999. Scrivo di televisione; mi occupo di comunicazione e new media.

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