lunedì , 22 Aprile 2019
Sanremo 2019, Achille Lauro: “Essere paragonato a Vasco Rossi è un onore”
Achille Lauro e Boss Doms

Sanremo 2019, Achille Lauro: “Essere paragonato a Vasco Rossi è un onore”

Achille Lauro è uno degli artisti in gara a Sanremo 2019 più criticato. Con la  sua “Rolls Royce” ha appassionato molti adolescenti.

Achille Lauro è al Festival di Sanremo 2019 con il brano “Rolls Royce“. Mentre Striscia La Notizia e il web lo criticano, lui guadagna la sezione verde da parte della Sala Stampa, nella classifica parziale.
Oggi, durante la conferenza stampa, Achille Lauro ha risposto a moltissime domande, ecco alcune delle tante.

Achille Lauro era insieme a Boss Doms.

Achille Lauro: “Essere paragonato a Vasco è un onore”

Sei partito molto rock e hai ricordato tantissimo Vasco Rossi in Bollicine. Quanto ti ha ispirato?

Achille Lauro: “Vasco è un fenomeno della musica italiana, sono un fan perché lui è un patrimonio prezioso e un artista eccezionale. In realtà questo brano è stato un insieme di stile tra moda e cinema. Ci volevamo mettere tutto in mezzo e sfruttare questa occasione. Vasco è un ispirazione, ma è originale. Questo brano comunque ricorda varie cose. Per noi è un complimentone essere paragonato ad uno così importante. Io mi sono ispirato al filone pazzo dei Beatles, da Elvis. Comunque lui spacca”.

In merito al tuo stile, hai dichiarato che sei un appassionato di moda. Tra il tuo modo di vestire e i tatuaggi questo quanto influenza i tuoi testi?

Achille Lauro: “Credo che sia importante per un artista, ma sono cose divise. Se c’è la musica e l’immagine, in assenza di una non si preclude il successo. La bella musica ha la possibilità di vivere da sé. Lo stesso Vasco era venuto con una maglietta e un jeans, oggi è la storia della musica italiana“.

Siamo abituati a musicisti che fanno musica per raccontare sé stessi, ma tu dici che non sei stato te stesso…

Achille Lauro: “Io scrivo quello che penso, ecco perché i brani nel nostro disco non saranno mai simili e coerenti. Detto questo, il personaggio è una leggenda che vorrei sfatare, le mie canzoni sono molto intime e personali. Mia madre ha scoperto che suonavo quando lesse un inserto del venerdì. Ogni canzone è un pezzo di me“.

Nel tuo testo fai riferimento al club dei 27, come ti rapporti a queste figure e al loro tipo di vita?

Achille Lauro: “Mi rapporto da artista, hanno segnato la storia e vendono ancora dopo 40 anni. Prendo più spunto dal loro modo di approcciare la canzone. Mi piace prendere una villa e in due mesi e creare senza influenze“.

La tua prima esperienza a Sanremo, come ti trovi con l’orchestra? Che reazioni ti aspetti dal pubblico sanremese che non ti conosce?

Achille Lauro: “Questo pezzo ha destato scandalo, ma ho visto grande partecipazione già dalla seconda serata. Un riscontro anche fuori, perché questo brano è per tutti. Quando lo stavamo creando nella villa pensavamo a qualcosa di generazionale, che restasse e non prendesse solamente un target. Da quello nasce pensare di volere una vita così, è un’ambizione vista come un sogno.
Sanremo è un posto super, un posto dove vorrei tornare
“.

Eminem nel 2001 è stato cacciato dal pubblico, ora tutto questo rap a Sanremo 2019. Non credi che sia un’arma a doppio taglio?

Achille Lauro: “E’ soggettivo, credo che ogni persona sia a sé. Ci sono cantanti rap e trap che potrebbero fare questo percorso, mentre altri no. Io personalmente non avvrei portato un brano così, ho approfittato di offrire un brano rock and roll, ma non credo che questo sia il luogo giusto. Questo è il tempio della musica italiana, ma Sanremo è un quadretto per un certo tipo di musica, mentre il rap appartiene all’underground. Ci sono le sedi opportune per le gare di rap. Noi ci siamo sempre detti di voler diventare come gli Oasis, non volevo fare rap. Noi siamo un po’ alieni anche al mondo rap e trap, avere il vostro appoggio è un sogno”.

Qual è l’obiettivo per questo Sanremo? C’è una reazione che ti ha colpito quando dovevi venire qui?

Achille Lauro: “Noi siamo arrivati a Sanremo con uno spirito molto rilassato, abbiamo pensato di avere il pezzo giusto e trasversale da portare sul palco più importante d’Italia. Non siamo un fuoco di paglia o il rap sotto casa, ma siamo musicisti. Già le pagelle erano la vittoria. Essere accostati a Vasco Rossi dalle pagelle è un sogno. Le aspettative erano meno alte della realtà. Io penso che tutti i miei colleghi prima di ascoltare il brano abbiano pensato una cosa, ma dopo quindici secondi hanno capito che ho fatto bene a venire“.

Vasco non si tocca come paragone, togliamoci tutti i vestiti e le ville. Quanto è stato bello e divertente cambiare il tuo vestito? Che rapporto hai con l’autotune?

Achille Lauro: “Noi cambiamo spesso vestito perché siamo alla ricerca di qualcosa di nuovo e ogni giorno in studio nasce qualcosa. Non abbiamo una regola di marketing, non abbiamo mai fatto un singolo estivo. La bella musica nasce dall’amicizia e dal provare insieme. Tutto è sempre una sfida, ogni disco è come aprire un nuovo ristorante. Avrei potuto ricalcare il mio successo all’infinito facendo il furbo, ma a me piace cambiare accettando critiche ed elogi. L’autotune è uno strumento stiloso come per i Draft Punk, è un effetto figo sulla voce. Cerchiamo di portare innovazione a 360 gradi. In Rolls Royce abbamo 7 secondi di autotune e a Sanremo è incontrollabile. Da venerdì lo tolgo definitivamente. Non vedo l’ora di risperimentarlo in studio“.

Come mai per la serata dei duetti hai scelto Morgan e non un artista della tua etichetta? Che rapporto avete?

Achille Lauro: “Morgan lo abbiamo conosciuto settimane fa, è un artista rock and roll, figo. Lo abbiamo conosciuto in una sala prove improvvisando, ed ha grande cultura. È una persona piacevole, quando abbiamo fatto le prove suonava con un basso in una mano e il pianoforte con l’altra. Abbiamo scelto lui perché apparteneva ad un altro mondo. Volevamo una star, e lui lo è. Vasco non sarebbe mai venuto“.

Uno dei primi commenti è che con i tatuaggi in faccia non dovresti andare in tv, cosa rispondi?

Achille Lauro: “Uno stereotipo banale, il tatuaggio nel 2019 non è più taboo. C’è chi critica e a chi piace. Credo che i giudizi siano sbagliati, anche i modelli della moda sono tatuati. Anche Marcelo Burlon ha modelli particolari, non si dà più attenzione solo alla bellezza, ma anche all’originalità della persona”.

Sei in veste di artista cantante, ma hai pubblicato il tuo primo libro che è alla terza ristampa. Cosa hai provato a misurarti in una scrittura di questo tipo?

Achille Lauro: “È stato semplice, ma lungo e faticoso. Al di là di Rolls Royce che ci racconta con dei paragoni i miei primi dischi erano piccole storie con cui raccontare come mi sentivo. Scrivere un libro era regalare ai miei fan quella che era la storia. È un bel libro perché è una storia a più voci con vari ragazzi che hanno vissuto con me e i colleghi che lavorano con me. Mi è piaciuto molto perché il titolo è ispirato a Shakespeare e a una tragedia diventato successo. Il titolo me lo ha dato mio fratello“.

Ti avevano presentato come un alieno ma sei molto umile, sei passato dal rap al trap a questo genere. Come stavi subito prima di salire quel palco?

Achille Lauro: “Noi stiamo vivendo qualcosa con grande sacrificio, abbiamo dormito 3 ore a notte per tre anni. Uscivamo dallo studio alle 10 di mattina. C’è tanto impegno e dedizione. Abbiamo avuto un 2018 bello e importante, ma abbiamo avuto anche concerti con 10 persone e poi 50 mila persone al Circo Massimo. Non pensavo avrei provato di nuovo quel tipo di emozioni, ma Sanremo ti mette alla prova in un mondo nuovo. Mi sentivo bene, ma quando ho iniziato ero in trance. Sono contento che Baglioni sia stato coraggioso a portare la nuova musica sul palco perché l’Italia ha bisogno di un refresh nei giovani. Ci sono artisti preziosi come Cosmo, come Coez, Calcutta, il nuovo pop che avanza e ho tanta stima per loro“.

About Enzo Bellini

Enzo Bellini, classe 1998. Appassionato della musica a 360°, ambisco a diventare critico musicale, oltre che giornalista.

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